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	<title>Scirocco News &#187; Lara Quattrone</title>
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	<description>eVENTIdelSUD - magazine online di approfondimento giornalistico, inchieste, reportage, notizie sulla Calabria e dintorni</description>
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		<title>&#8220;La Reggio che vogliamo non è vostra&#8221;: lettera di alcuni reggini che lavorano e studiano fuori città</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Sep 2012 09:15:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alcuni reggini che per questioni di lavoro o di studio operano e vivono al di fuori dei confini cittadini hanno inviato una lettera che pubblichiamo qui di seguito. La normalità, di solito, è tale per chi detta le sue norme. &#8230; <a href="/index.php/2012/09/24/50686/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #ff0000;">Alcuni reggini che per questioni di lavoro o di studio operano e vivono al di fuori dei confini cittadini hanno inviato una lettera che pubblichiamo qui di seguito.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">La normalità, di solito, è tale per chi detta le sue norme. Anche nel caso degli estensori del Manifesto che intende rivendicare per Reggio Calabria il suo ruolo è comprensibile che a proclamare la “normalità” di Reggio Calabria siano quanti affermano di esserne stati la classe dirigente. A pensarci bene, gli estensori di quell’appello dovremmo ringraziarli, perché hanno fatto cadere un velo d’ipocrisia. Perché è ipocrita ignorare che, in questi anni, Reggio Calabria è stata governata (con un consenso fuori dall’ordinario) da una “classe dirigente” più ampia della sua classe politica. Una “classe dirigente” che adesso rivendica il suo ruolo, così come è giusto che chi, come noi, non si ritiene parte di essa, è giusto che rivendichi il proprio. Se questa fosse una gara a contrapporre manifesto a manifesto, potremmo descriverci come quelli che non pensano che Reggio Calabria sia una città normale, come quelli che l’hanno amata e ci sono cresciuti. Come quelli che hanno frequentato le sue scuole e i suoi pomeriggi al sole.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><img src="http://www.emmeti.it/Welcome/Calabria/ProvReggio/Reggio/Intro/imgb/reggio-calabria-piazza-italia.jpg" alt="" width="640" height="480" /><p class="wp-caption-text">Piazza Italia a Reggio Calabria</p></div>
<p style="text-align: justify;">Come quelli che non sono così arroganti da ritenere “propria” quella città perché continuano a ritenersi parte di essa e perché continuano a ritenere che anche a Reggio Calabria sia ora di mettere parte contro parte, di gettar via un altro velo ipocrita, quello per cui  nel nome di una imprecisata “regginità” dobbiamo tutti stringerci a coorte e difendere Reggio. Difenderla da chi, poi? Ovviamente, se si ragiona in termini di unità di patria, ci si difende sempre da un nemico esterno. Ed è proprio questo che non possiamo accettare.  È questo che, più di ogni altra cosa, stona in quel manifesto. Perché, tentando di definirci, noi siamo parte di Reggio, ma siamo soprattutto parte di quella comunità di reggini che sono andati via proprio perché cercavano una città normale, perché non sopportavano quella “classe dirigente” che adesso si sente in diritto e dovere di difendere se stessa. Parte contro parte e noi non stiamo dalla vostra parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Così funziona la democrazia e teniamocela stretta. Sì teniamocela stretta con le sue parole, anche se a qualcuno disturberà sentirne troppe, che servono, perché se Reggio è nella condizione di normalità necrotica che oggi qualcuno difende è proprio perché troppo s’è taciuto. O troppo s’è parlato a mezza voce, anche sui giornali locali che solo da pochi anni a questa parte una voce hanno imparato a recuperarla. Noi vogliamo dire che oggi, vista dall’esterno, a essere sotto attacco non è una città, ma il modo di governarla consolidatosi attraverso una gestione sfacciatamente privatistica della cosa pubblica. Un modello, teniamo a precisarlo altrimenti si fa davvero cattiva filosofia, fondato innanzitutto sullo svuotamento della dignità del lavoro e dei lavoratori, e che proprio perché ha demolito di senso il valore del lavoro, riducendolo a ricatto prima ancora che a merce, non rifiuta la prossimità con quei soggetti criminali, la ‘ndrangheta, che sono cresciuti nel brodo di coltura determinato da questa perdita di dignità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il modello di città consolidatosi in questi anni e la classe dirigente che lo vuole difendere noi lo rifiutiamo in pieno, senza avere la pretesa di circoscriverlo a poche figure di uomini politici. I capri espiatori li lasciamo alla “classe dirigente”, messa tra virgolette non tanto perché non abbia “diretto” ma per il valore di quella direzione, somigliando, ai nostri occhi, piuttosto a un gruppo, raffazzonato, privo di una vera e propria idea di città capace di reggere nel tempo. Ma è anche alla cittadinanza reggina che oggi ci si deve rivolgere, perché se crolla un sistema politico in cui una grande maggioranza di persone si è riconosciuto, è illusorio, e persino trasformistico, cercare di separare nettamente cittadinanza e rappresentanza. Se deve cambiare qualcosa, insieme alla sua squalificata classe politica, è proprio la città di Reggio Calabria, perché è Reggio che sta male. Inquinata nella struttura, come e più di tante altre città del Sud, che puzza alla coda e puzza alla testa. È Reggio che ha bisogno di fare i conti con se stessa mentre ci appare così italiana e così meridionale nel voler sempre addossare la colpa agli altri, nella compattezza, degna di causa migliore, con cui si dimostra sempre pronta a rifiutare responsabilità che le sono proprie. Questa Reggio e questo modo di essere, fino a oggi maggioritario, noi lo rifiutiamo. Perché la logica del “vogliamoci bene” ci ripugna ed è la peggiore nemica della nostra città. Perché il patriottismo, tanto più se municipalistico, è la via migliore per rimandare i problemi, per non risolverli, per nasconderci dietro un dito, tanto ci sarà sempre un piemontese, un romano, un governo ladro, magari un catanzarese o un cosentino cui dare la colpa se la tua città sprofonda tra debiti e corruzione e i suoi consiglieri di maggioranza, quelli tra i più votati, non sanno fare altro che flirtare con la ndrangheta.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi, che per sentirci finalmente realizzati, come uomini e donne, siamo dovuti andare via da una città che è stata e continua ad essere quotidiana palestra di illegalità, non abbiamo alcuna intenzione di difenderla, così com’è. Vogliamo attaccarla nella sua necrosi, vogliamo rifondarla, vogliamo lasciare agli uomini di evidente buona volontà che hanno firmato per l’onore della città, l’onere di difendere questa Reggio Calabria. Noi non ne abbiamo nessuna intenzione, non per noia o per stanchezza, ma per odio verso l’ipocrisia e verso il perbenismo intellettuale, che poi, di intellettuale, nella sua miopia provincialistica, non ha un fico secco. Non ci accodiamo alla vostra difesa perché vogliamo una Reggio diversa, dove chi frequenta i mafiosi o ne “onora la memoria” ai funerali non sta in consiglio comunale, dove l’accesso agli impieghi pubblici è regolato dai concorsi e non dall’amicizia o dalla parentela, dove si può dire la propria verità senza essere accusati di essere disfattisti, dove ad argomento si risponde con argomento e non con un coro di “Viva Maria” e “Forza Reggio”. Vogliamo una città dove si possa vivere senza vergogna, compresa quella di essersene andati anche perché “le cose” non eravamo riusciti a cambiarle, ma rimanendoci sempre in cuore e nell’anima il desiderio di farlo. E quale momento migliore, però, di “cambiare le cose” che un momento di crisi, un momento in cui se il <em>vecchio</em> sente in dovere di difendere se stesso, il <em>nuovo</em> deve finalmente prendere coscienza di sé? Una forza di novità radicale, oggi, a Reggio, deve diventare parte consapevole di esserlo – altro che unirsi a coorte, con chi poi? Per cosa? Per cantare più forte? – mettendo in comunicazione quegli spezzoni di città che nel quadro auto assolutorio del “nemico alle porte” non si riconoscono con quanti, a Reggio Calabria, rimanendoci a vivere meritoriamente, con quel quadro non si sono riconosciuti mai. Per questa Reggio, non una Reggio astrattamente “normale”, ma una città davvero più giusta e dignitosa,  noi saremo sempre pronti.<em> </em></p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Alba Alfieri </strong> (Impiegata &#8211; Torino)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Valentina Calabrò</strong> (Assistente sociale – Bologna)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Celeste Costantino </strong> (Presidenza nazionale di S.e.l., Segretario Palermo)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Sandra Donato</strong> (Insegnante &#8211; Torino)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Carmine Fotia </strong> (Giornalista – Roma)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Federico Ippoliti </strong> (Operatore raccolta fondi settore no profit &#8211; Londra)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Domenico Vladimiro Libri </strong> (Post-doc researcher &#8211; Milano)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Lucrazia Mangione </strong> (Geologa e insegnante – Roma)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Omar Minniti </strong> (Presidente Associazione Scuola italiana di Budapest)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Sebastiano Monorchio </strong>(Funzionario Ministero PI – Santiago del Cile)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Gabriella Neri </strong> (Imprenditrice – Catanzaro)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Antonio Pellicanò </strong> (Imprenditore &#8211; Londra)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Loretta Pellicanò </strong> (Insegnante &#8211; Modena)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Cristina Polimeno </strong> (Avvocato &#8211; Bologna)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Lara Quattrone</strong> (Funzionario Ministero dell’Interno &#8211; Catanzaro)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Sonia Raffa</strong> (Esperta in formazione e consulenza &#8211; Milano)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Alessandro Rotilio </strong> (Analista di Politiche &#8211; Milano)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Domenico Santoro </strong> (Programmatore – Torino)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Luca Scaramuzzino</strong> (Circolo A.R.C.I. Fanfulla &#8211; Roma)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Gregorio Sorgonà </strong> (Ricercatore &#8211; Roma)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><strong>Serena Violante </strong> (Studentessa universitaria &#8211; Roma)</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;">&nbsp;</p>
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